Elogio dello spreco come fattore di scienza e giustizia

4 AGO 20
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Guardo le ville di questi nobili lombardi di fine secolo XVIII. Unosplendore senza eguali, uno schiaffo alla miseria estrema dei milioni dicontadini che vivevano di latte e polenta. Stucchi meravigliosi, affreschi,giardini impareggiabili, animali esotici, arredi splendidi, enormi quantitàdi terra fertile lasciata a bosco per la caccia. Queste cose nascevano dalfatto che ogni giorno si toglieva almeno una tazza di latte e un mastello dipolenta ad ogni famiglia contadina, le si vendevano e si traevano lericchezze per una vita all'insegna dello spreco e del lusso più sfacciato.Se ci fosse stata un po' di giustizia la terra, come voleva Zapata e il PCIanni '50, sarebbe stata data tutta ai contadini che avrebbero utilizzatocosì tutte le risorse che essa dava per sé. E cosa sarebbe successo? Cheogni famiglia avrebbe avuto calorie sufficienti per un figlio o due in piùe in breve si sarebbe tornati alla condizione di partenza, cioè cibo appenasufficiente per tutti e una vita infame e meschina per tutti.Invece quella scodella di latte e quella polenta strappata a quei poverideschi permettevano di formare artigiani abilissimi, muratori, carpentieri,vetrai, stuccatori, disegnatori e poi artisti, architetti, musicisti,letterati, giardinieri che producevano opere di enorme valore tecnico eartistico. Che davano struttura e forma complessa alla società, chegeneravano saperi sempre più elaborati, tecniche sempre più potenti perfare con poco più ricchezza e dominare la natura, per investigare cosa sinascondesse nel profondo degli oceani e nel cuore dei monti. Per capire dipiù in quale crogiolo fosse collocato il mondo e quali e quanti pensieri lamente poteva elaborare. Dobbiamo dire grazie a questi nobili inutili esfacciati che sprecarono così tanto per dare lustro vanesio al proprionome. Dobbiamo dire grazie alla mano invisibile di Dio.